Le vasculopatie arteriose possono colpire tutti i distretti dell’apparato cardiovascolare e per arteriopatie periferiche si intendono quelle patologie stenosanti o ostruttive che colpiscono le arterie degli arti inferiori e superiori, i vasi sovra aortici (carotidi in primis) e quelle di altri tronchi arteriosi emergenti dall’aorta, al di fuori del circolo coronarico.

Le arteriopatie obliteranti periferiche (AOP) colpiscono una discreta fetta della popolazione, in lieve prevalenza maschile, sulla base di fattori di rischio e fattori precipitanti quali iperdislipidemia, fumo, diabete, ipertensione. Eventuali trombofilie congenite o acquisite possono contribuire al’evidenziarsi e al peggioramento di dette patologie, mentre infine in caso di vasculite la genesi delle arteriopatie è sostanzialmente su base autoimmunitaria.

La sintomatologia della AOP degli arti inferiori è prevalentemente caratterizzata dal dolore che compare con la deambulazione (o nei casi peggiori a riposo, stadio III della AOP con ischemia critica dell’arto),soprattutto a livello del polpaccio (stadio II della AOP), a volte dal pallore ed ipotermia della cute del piede o delle sue dita. La comparsa di lesioni trofiche a livello digitale o del piede indica un quadro arteriopatico peggiore (stadio IV) con una ischemia che può condurre ad una gangrena ingravescente ed un rischio di amputazione.

La diagnostica delle AOP è mirata al rilievo di placche stenosanti e/o occlusioni dei vasi arteriosi nel distretto interessato potenzialmente dalla patologia, dunque è mirata alla definizione del quadro morfologico ed emodinamico. La metodica Eco-color-Doppler è di gran lunga la più utilizzata per la diagnosi delle AOP, e riesce ad avere una accuratezza diagnostica molto elevata, risultando esaustiva nella stragrande maggioranza dei casi.

Laddove sia presente una claudicatio degli arti inferiori o un quadro peggiore, è comunque utile eseguire il test da sforzo per l’AOP (o test del cammino), che ci permette di valutare la perdita di pressione nei vasi interessati in presenza di un aumentato fabbisogno ematico, dunque permette di valutare la reale entità della AOP in condizioni non basali, ma di deambulazione.

Nei casi dubbi o ad indicazione chirurgica tradizionale/endovascolare, o nei casi comunque più avanzati è sempre utile eseguire esami complementari quali AngioTC, AngioRM o Arteriografia, che ci permetteranno di indicare più compiutamente il percorso terapeutico più o meno invasivo per il paziente.

La terapia delle AOP croniche si basa sul rispetto delle norme di igiene per i pazienti arteriopatici (vedi qui) e sul controllo dei fattori di rischio sopra riportati. Dal punto di vista farmacologico è molto importante assumere i farmaci antiaggreganti (tipo acido acetilsalicilico, Ticlopidina, Clopidogrel), utili nella stragrande maggioranza dei casi, nonché al bisogno eseguire cicli con eparina nei casi clinicamente più avanzati. Altri farmaci complementari, per os o per via intramuscolare o endovenosa possono tornare utili in casi specifici.

Da ultimo nelle AOP avanzate, quali stenosi carotidee severe, con o senza episodi di ischemia cerebrale, oppure ostruzioni diffuse con ridotto circolo collaterale a livello degli arti inferiori, con o senza ischemia in atto, si rende necessaria la terapia chirurgica tradizionale (by pass, TEA ecc.) o endovascolare (PTA +/- stent), sia per prevenire episodi ischemici cerebrali (nel caso delle carotidi), che per riportare un equilibrio nella perfusione ematica degli arti.

carotide int placca ulcerata

Stenosi da placca ulcerata della carotide interna