La trombosi venosa costituisce una patologia temibile e con possibile complicanze anche molto serie, soprattutto quando si verifica nelle vene profonde prossimali, per esempio vena poplitea, femorale ed iliaca.  Si tratta di una formazione abnorme di un trombo all’interno di una vena, con un ostacolo alla circolazione sanguigna che comporta un ristagno acuto del flusso endovenoso; la trombosi venosa presenta una sua tendenza naturale all’accrescimento verso le sedi prossimali ed una possibilità di embolizzazione associata in sede polmonare. Si presenta molto più spesso nelle vene degli arti inferiori, sebbene possa verificarsi anche in quelle degli arti superiori, o in altre sedi.

La trombosi venosa può colpire le vene superficiali (trombosi venosa superficiale o tromboflebite superficiale) ed è più frequentemente caratterizzata da una infiammazione della vena e dei tessuti circostanti, con la presenza solitamente di un cordone rosso, indurito, dolente e un minimo di edema della zona. La trombosi venosa superficiale  si definisce varicoflebite quando è a carico di vene varicose e rappresenta il quadro clinico più comune fra le trombosi venose superficiali, in quanto complicanza abbastanza frequente delle varici degli arti inferiori, soprattutto nei quadri avanzati.

Quando la trombosi colpisce le vene profonde degli arti inferiori, più frequentemente si localizza alle vene della gamba, sotto il ginocchio, oppure alle vene poplitea e femorale. In casi più rari, e più temibili, la trombosi colpisce le vene della sede addominale e pelvica (vene iliache o vena cava inferiore) ed in questi casi è sempre richiesto un approccio diagnostico e terapeutico più approfondito. Nel gran parte dei casi non si riesce ad evidenziare una causa certa della trombosi venosa profonda, sebbene circa un quarto dei pazienti presentino dei fattori concausali pro-trombotici rintracciabili mediante screening specifici (per trombofilia per esempio). Dal punto di vista clinico questa patologia si estrinseca soprattutto con un edema (gonfiore) dell’arto in toto o della gamba, che appaiono tesi, con dolore solitamente a riposo e alla deambulazione e con una discreta limitazione funzionale.

La diagnosi della trombosi venosa si basa su un attento esame Eco-color-Doppler, che presenta una accuratezza diagnostica molto elevata in mani esperte. La diagnostica ultrasonografica è raramente seguita da esami più invasivi quali TC, Risonanza Magnetica, Flebografia per completare il quadro diagnostico nei casi complessi o dubbi.

Dal punto di vista terapeutico il trattamento della trombosi venosa deve perseguire tre scopi principali: l’arresto della crescita del trombo, la prevenzione di una possibile embolizzazione e la ricanalizzazione del trombo stesso. Questo approccio terapeutico, in caso di trombosi profonda, porta ad una riduzione in termini di entità e frequenza della sindrome post-trombotica che ne può derivare.

La terapia della trombosi venosa superficiale si basa sulla somministrazione di farmaci antiinfiammatori e compressione mediante calza elastica o bendaggio. Piuttosto frequentemente è comunque consigliata anche una terapia anticoagulante mediante eparine a basso peso molecolare, al fine di potenziare l’azione sulla componente trombotica.

In caso di trombosi venosa profonda la scoagulazione mediante eparine a basso peso molecolare e anticoagulanti orali rappresenta il cardine terapeutico, sempre unitamente a tutori elastici compressivi. I nuovi anticoagulanti orali rappresentano una valida alternativa, sebbene ancora in via di verifica clinica allo stato attuale nel panorama delle terapie antitrombotiche.

In definitiva la trombosi venosa richiede una diagnosi attenta ed una terapia con relativo monitoraggio piuttosto stretto nel tempo per ridurre gli effetti negativi e le potenziali complicanze di questa vasculopatia.

Trombosi venosa superficiale – Varicoflebite Ascendente

Trombosi venosa profonda (vena femorale)