paptestIl virus HPV può causare la formazione di cellule anomale, anche sulla cervice, indicata dal termine medico displasia. In genere tali anomalie, se lievi, regrediscono spontaneamente; vi sono però rari casi, in cui si parla di cellule precancerose, per i quali non vi è guarigione spontanea e, se non trattati, incorrerebbero nel rischio di evoluzione in cancro cervicale. Anche se dal 2007 è disponibile in Italia la vaccinazione anti-HPV per donne di età compresa tra 9 e 45 anni, e con disponibilità gratuita per le bambine di 12 anni di età, tale neoplasia, purtroppo, è la più diffusa in Europa in una fascia di età compresa tra i 15 e i 44 anni. Il cancro della cervice uterina, infatti, viene catalogato, secondo l’aspetto dell’incidenza, al terzo posto tra le neoplasie ginecologiche e all’ottavo tra quelle maligne.

La classificazione di tale neoplasia (chiamata CIN ossia “cervical intraepithelial neoplasiaI” in italiano neoplasia intraepiteliale cervicale) è effettuata sulla base della quantità di cellule anomale presenti; tale classificazione prevede dunque tre livelli di gravità:

  • CIN 1 o LSIL (lesione intraepiteliale squamosa di basso grado) detto anche lieve: si tratta di anomalie che solitamente si risolvono spontaneamente e per le quali spesso non sono indicati trattamenti. In questo caso non più di un terzo delle cellule presenta anomalie. È stato stimato che circa una donna su sei presenta anomalie lievi.
  • CIN 2 chiamato anche moderato: l’anomalia è resente in circa due terzi delle cellule cervicali.
  • CIN 3 o livello grave nel quale vi è la quasi totalità di cellule cervicali anomali o precancerose.

La CIN 2 e la CIN 3 vengono denominate anche come HSIL (lesione intraepiteliale squamosa di alto grado). Non vi sono sintomi che avvertono la displasia. Nel momento in cui si evidenziano anomali sanguinamenti vaginali o dolore nella parte inferiore della schiena, la patologia potrebbe già essere ad uno stadio avanzato. Una buona prevenzione consiste nell’eseguire regolarmente il Pap test e il test HPV (quest’ultimo dal trentesimo anno di vita). In caso di Pap test anormale, viene eseguito un ulteriore esame: la colposcopia. Attraverso tale esame si ha la possibilità di osservare in maniera più precisa il collo dell’utero. È possibile, durante la colposcopia, eseguire una biopsia (prelievo di un campione di tessuto cervicale da esaminare). In base all’esito della biopsia si accerterà la presenza o meno di una displasia e il medico potrà intervenire in maniera mirata. Qualora durante la colposcopia non risultassero anomalie sarà comunque necessario ripetere il test HPV dopo un anno. In alternativa si potrà eseguire un Pap test dopo sei mesi ed un successivo dopo dodici mesi. Se gli esami dovessero segnalare la presenza di HPV o il Pap test dovesse risultare anomalo, sarebbe opportuno effettuare un’altra colposcopia.

I tipi di HPV ad alto rischio costituiscono, dunque, la principale causa delle displasie. Poiché l’HPV si trasmette per via sessuale, il rischio di contrarlo è potenzialmente di chiunque abbia rapporti intimi. Tuttavia, vi sono altri fattori che concorrono allo sviluppo di un’infezione da HPV determinando l’insorgenza di cellule precancerose; in primo luogo è il basso livello di acido folico (un tipo di vitamina B); le sigarette rallentano l’organismo nella reazione all’infezione (si stima che fumare raddoppia la probabilità che le cellule anomale evolvano in CIN3; infine altro fattore favorente all’insorgere di cellule precancerose è la presenza di patologie che indeboliscono il sistema immunitario quali l’HIV o AIDS.

Secondo la rivista medica American Journal of Obstetrics & Gynecology (AJOG), “il tasso di insuccesso nel trattamento della displasia è generalmente del 5-15 per cento”. Come già visto, in presenza di anomalia lieve, è sufficiente il monitoraggio con test di screening (test HPV dopo un anno o Pap test dopo sei e dodici mesi) poiché in genere le anomalie scompaiono spontaneamente. La cura di alcuni casi di displasia moderata e della maggioranza dei casi di displasia grave avviene attraverso metodi distinti in due categorie: l’ablazione (ossia la vaporizzazione delle cellule anomale) e l’escissione (asportazione delle cellule attraverso l’uso di un laser o di un bisturi). Quest’ultima consente anche di eseguire l’esame istologico, l’invio cioè al laboratorio per eseguire analisi più accurate delle cellule prelevate.

C’è comunque da dire che la displasia, così come  il suo trattamento, non riducono la capacità di rimanere incinte. È stato accertato che i trattamenti escissionali, aumentano la possibilità di ricorrere al taglio cesareo, di avere un parto prematuro e di dare alla luce un neonato di basso peso. Tuttavia, se si desidera avere figli è necessario discuterne con il proprio medico di fiducia.