incontinenzaLa perdita involontaria di urina, tale da determinare problemi fisici, igienici, economici, sociali e psicologici, prende il nome di incontinenza urinaria. L’incontinenza urinaria colpisce prevalentemente le donne e la sua incidenza aumenta dai 35 anni in poi. Tale fenomeno è facilmente riscontrabile, poiché qualsiasi donna può essere affetta da incontinenza urinaria, da quella che ha da poco partorito a quella nel periodo menopausale, all’anziana. Risulta comunque difficile individuare la reale incidenza del fenomeno, per la difficoltà ad effettuare una precisa rilevazione clinica.

Le pazienti risultano spesso riluttanti ad esporre tale problema in parte per l’imbarazzo, in parte per la convinzione che si tratti di una condizione “parafisiologica” (“Normale”) legata all’età ed in ultimo, per la scarsa conoscenza delle possibili terapie. Da uno studio condotto sulle donne nel periodo menopausale è stato evidenziato che solo il 24% delle donne consulta un medico per l’incontinenza urinaria, il 14% effettua poi accertamenti ed appena il
7% fa terapia specifica.

Nel maschio l’ incontinenza urinaria è meno frequente, di solito legata ad interventi sulla prostata per patologia tumorale e può essere trattata con buoni risultati.

Da non sottovalutare il problema socio-economico, per l’individuo e per la collettività, legato all’incontinenza urinaria: è stato stimato che la spesa annua per una donna di 65 anni affetta da incontinenza urinaria negli USA, è di 3565 dollari.

Dal punto di vista clinico possiamo distinguere:

  • incontinenza1l’incontinenza urinaria da stress: consiste nella perdita di urina in conseguenza di aumenti della pressione addominale quali colpi di tosse, starnuti, ecc.; può essere legata ad alterazioni dei muscoli del pavimento pelvico, o a deficit intrinseco dello sfintere urinario. Tutti i fattori che possono determinare tali alterazioni come l’età, il parto e la gravidanza, la menopausa, la obesità e il fumo, risultano predisponenti.
  • l’incontinenza urinaria da urgenza: legata a perdite che si verificano in conseguenza di uno stimolo impellente di urinare; le perdite urinarie sono legate ad una iperattività del muscolo detrusore della vescica, che può essere di tipo idiopatico o secondario (infezioni urinarie, litiasi vescicale, neoplasie vescicali, ecc.).
  • nelle forme miste, le perdite urinarie si verificano sia sotto sforzo, che in associazione ad iperattività del detrusore. In Italia si stima che la incontinenza urinaria di tipo misto rappresenti la maggioranza dei casi, tra il 55 e l’83%, l’incontinenza da stress pura, tra il 4,6 ed il 16,6 % dei casi.

Il corretto inquadramento diagnostico dell’incontinenza urinaria permette poi l’approccio terapeutico più mirato. Un colloquio attento , una valutazione clinica permettono di fare una presunta diagnosi per effettuare un percorso terapeutico personale e adeguato.

Il primo approccio prevede anamnesi e valutazione clinica in cui si valuta:

  • situazione generale;
  • sintomi urinari;
  • qualità della vita e desiderio di terapia;
  • es obiettivo: addominale, pelvico e perineale ;
  • stress test ;
  • esame urine + urino cultura: se vi è un’infezione, questa deve essere trattata e poi rivalutata;
  • valutazione stato estrogenico;
  • contrazione volontaria della muscolatura del pavimento pelvico;
  • residuo post minzionale.

Il primo approccio si basa sulla terapia riabilitativa e su consigli per modificare stili di vita che non agevolano la sintomatologia e la terapia. Un fallimento della terapia prevede una gestione specialistica della patologia.

Il diario minzionale è uno strumento molto utile per valutare il tipo di incontinenza e quindi, per la successiva pianificazione terapeutica. L’esame urodinamico permette di comprendere la dinamica minzionale, la funzionalità sfinterica ed infine di classificare definitivamente le perdite urinarie.

La terapia dell’incontinenza urinaria prevede 3 possibili trattamenti:

  • riabilitativo: la terapia riabilitativa secondo le recenti linee guida della “ Federazione italiana continenza” è il primo step di trattamento consigliato. Prevede esercizi specifici associati ad elettrostimolazione, che mirano a rinforzare la muscolatura del pavimento pelvico e lo sfintere urinario. Risulta utile nelle forme di incontinenza da stress, da deficit sfinterico intrinseco o nelle forme di prolasso lieve che si giova di una tonificazione dei muscoli pelvici. Ha buoni risultati anche nei casi di vescica iperattiva e agevola la rieducazione vescicale. I risultati a lungo termine sono soddisfacenti anche se necessitano di periodici ritrattamenti;
  • farmacologico: la terapia farmacologia è rivolta a trattare l’iperattività idiopatica del muscolo detrusore. In caso di iperattività secondaria, sarà necessario intervenire sulla causa specifica (infezione urinaria, calcolo vescicale, neoplasia, ecc). Sono stati approntati recentemente presidi farmacologici (duloxetina) utili nella incontinenza da stress con risultati soddisfacenti. Tale farmaco, riducendo il riassorbimento selettivo di serotonina ed adrenalina, ne aumenta la concentrazione con incremento del tono e della capacità contrattile dello urinario sfintere esterno;
  • chirurgico: il trattamento chirurgico si avvale di interventi che hanno lo scopo di correggere selettivamente l’alterazione che ha determinato l’incontinenza urinaria; vanno da trattamenti endoscopici (rinforzo dello sfintere urinario mediante iniezione periuretrale di varie sostanze) a quelli mini-invasivi (TVT, TOT, ecc) a trattamenti chirurgici più complessi con approccio addominale. La scelta del tipo di trattamento, dipende dall’alterazione da correggere e dalle caratteristiche della paziente. Attualmente l’approccio chirurgico più utilizzato nel trattamento della incontinenza da stress è la sospensione transotturatoria dell’uretra (T.O.T) per mezzo di una striscia di polipropilene di circa 1,5 cm di larghezza che viene fatta passare bilateralmente attraverso i due forami otturatori, impiegando un apposito ago e posizionata al di sotto dell’uretra senza tensione attraverso una minima incisione vaginale. E’ un intervento minimo, effettuabile in DH o al massimo con due tre giorni di ricovero.

Al trattamento farmacologico, è consigliabile associare la riabilitazione della muscolatura del pavimento pelvico per ripristinare le funzionalità di base. Al trattamento chirurgico, laddove l’intervento sia necessario, è consigliabile effettuare dei cicli di riabilitazione nell’attesa della chirurgia pelvica e nell’immediato post intervento.