Chi di noi, almeno una volta nella vita, non si è ferito, ustionato o sottoposto ad un’operazione chirurgica?
Il comune denominatore di queste esperienze, rimane impresso nella nostra pelle con il nome di cicatrice.
I poeti sono soliti valorizzare le cicatrici, come fossero un marchio da ostentare, simbolo di una battaglia combattuta e vinta.
Tutto ciò che ci ferisce interrompe quella sorta di continuità che ci contraddistingue, ma il nostro corpo come reagisce di fronte alle cicatrici?
La cute, che ci riveste interamente, va considerata a tutti gli effetti come un organo, e come tale presenta numerose interconnessioni sia con le strutture sottostanti (fascia, muscoli, tendini legamenti, vasi), sia con il sistema nervoso.
La cute, in fondo, racchiude tutte le strutture all’interno del nostro organismo e le protegge dagli agenti esterni, fungendo da barriera con il mondo circostante.
Al di sotto della cute e del derma, troviamo uno strato estremamente importante, chiamato “fascia”, di natura connettivale, che potremmo definire come una sorta di pellicola per alimenti, che avvolge muscoli vasi nervi e li rende adesi gli uni agli altri e, inoltre offre ai muscoli un piano di scivolamento indispensabile per il movimento.
Una volta che c’è una lacerazione profonda o un taglio chirurgico, la continuità anatomica si interrompe.
Dopo la rimozione dei punti di sutura vedremo sul nostro corpo quel segno, chiamato cicatrice.

Può capitare che una cicatrice presenti delle aderenze, ma cosa sono?
A volte accade che si formino delle cicatrici interne che chiamiamo appunto, aderenze.
Esse sono di tessuto fibroso e creano dei collegamenti anatomici laddove, in realtà non dovrebbero esserci.
Questa situazione, determina alla lunga, una difficoltà di scivolamento dei piani muscolari e, in alcuni casi, la fibrosi può inglobare vasi linfatici e sanguigni, provocando dei deficit a livello del microcircolo.
Le cicatrici, laddove non debitamente trattate, posso portare verso quadri patologici di varia importanza.
A seguito di interventi all’addome (appendicectomia, taglio cesareo, ernia crurale ,inguinale ..) i pazienti possono riferire: meteorismo, irregolarità intestinale, dolore addominale cronico, disturbi digestivi.
Inoltre a causa delle connessioni anatomiche fasciali tra lo sterno e il pube, si potrebbero verificare mal di schiena e problemi posturali.
Il muscolo retto dell’addome presenta uno stretto rapporto fasciale con i muscoli gracile e adduttore (della gamba); questa connessione fasciale è fondamentale nella distribuzione del peso corporeo durante la deambulazione.
Un’erronea distribuzione di carichi (tra il tronco e l’arto inferiore) può gettare e basi per quella patologia nota come pubalgia.
Nel caso di cicatrici a seguito di taglio cesareo, le pazienti possono riferire dolori al basso ventre, dismenorrea e dispareunia.

Perché rivolgersi all’osteopata?

L’osteopatia attraverso il trattamento fasciale, può lavorare direttamente sulla cicatrice, andando a liberare gli strati sottostanti e restituendo la fisiologica libertà di movimento delle singole strutture.
Il trattamento fasciale è totalmente indolore e la sintomatologia potrebbe regredire già a distanza di un paio di sedute.

Ci sono dei limiti al trattamento delle cicatrici?

Solitamente vanno trattate non prima di 40 giorni dalla rimozione dei punti di sutura; prima di tale data il professionista può effettuare dei trattamenti senza coinvolgere la zona interessata dall’intervento.