L’Osteopatia può essere di grande aiuto in gravidanza.
In questo articolo vengono presentati i possibili vantaggi per mamma e feto.

Osteopatia in Gravidanza

I maggiori cambiamenti fisici che il corpo umano possa intraprendere, sono legati, sicuramente, alla gravidanza.
Nei nove mesi di gestazione, le donne affrontano una serie di modificazioni sul piano fisico che emotivo.
Lo sviluppo del bambino all’interno dell’utero materno provoca profonde alterazioni, del tutto fisiologiche, a carico dell’appartato muscolo scheletrico della donna.
Questa condizione, di norma, viene riferita con dolori maggiormente localizzati a livello della colonna lombare, del bacino e delle gambe.
Il numero sempre maggiore di ormoni circolanti, provoca delle modificazioni sul piano emotivo, come ad esempio, gli sbalzi d’umore.

Qual è l’aiuto che l’osteopata può dare?
Il professionista, attraverso l’uso di manipolazioni dolci e totalmente indolori, favorisce il rilasciamento dei tessuti, soprattutto connettivali e, rende maggiormente mobili le articolazioni che compongono il bacino.
Questo rilasciamento provocherà nella donna una diminuzione della sintomatologia. Poiché la gestazione si protrae per diversi mesi, un solo trattamento osteopatico può non essere sufficiente.

Quanti trattamenti osteopatici occorrono?
Poiché l’osteopatia non standardizza la terapia manipolativa, ma la effettua “ad personam”, non è possibile prevedere il numero di trattamenti che occorrono per ogni singola paziente.
In linea generale possiamo dire che, in assenza di problematiche antecedenti alla gravidanza, si può effettuare un trattamento osteopatico ad inizio del primo trimestre e poi dei controlli mensili o bimestrali, a seconda delle esigenze della gestante.

Cosa può fare l’osteopata nei primi mesi di gravidanza?
Durante il primo trimestre è molto frequente la nausea.
In questo caso l’aiuto dell’osteopata è preziosa poiché, mediante l’uso di tecniche mirate, agisce normalizzando le innervazioni del sistema nervoso autonomo che sono strettamente connesse ai visceri addominali.

Cosa si può fare nei trimestri successivi?
Pian piano che si avvicina la data del parto, le dimensioni del pancione aumentano e aumentano anche le preoccupazioni inerenti il nascituro.
La conseguenza di questo nuovo stato psico-fisico potrebbe essere la perdita del sonno.
L’osteopata non può agire direttamente sulla problematica del sonno ma, attraverso dei trattamenti cranio-sacrali, può influenzare positivamente il sistema neuroendocrino ristabilendo la fisiologia dell’organismo (tra cui il ritmo sonno-veglia).
L’azione indiretta sul sistema neuroendocrino provoca anche il rilascio delle endorfine, conosciute anche come “ormoni del buonumore”.

… e il diaframma?
Il diaframma è quel muscolo che divide la cavità toracica da quella addominale, ed è fondamentale per la respirazione.
E’ solo in gravidanza che ci si accorge dell’importanza di questo muscolo.
Crescendo, l’utero riduce l’ampiezza di movimento del diaframma, causando una maggiore difficoltà respiratoria, che la partoriente lamenta come senso di oppressione.
Solo alla fine della gravidanza, quando il bambino si incanala e l’utero si sposta verso il basso, il diaframma tornerà al suo movimento fisiologico.
Nel parto attivo diventa di importanza primaria il suo buon funzionamento, poiché contribuisce all’azione di spinta del bambino verso l’uscita.

Questo meccanismo, deriva da una corretta respirazione addominale e da un diaframma elastico.
Al contrario un diaframma rigido non permette una corretta spinta.
L’osteopata, in questo caso, può utilizzare delle tecniche che prevedono uno stretching del suddetto muscolo e che ne favoriscono la sua naturale elasticità.

Se la mamma viene seguita dall’osteopata ne giova anche il bebè?
Se il feto si presenta podalico e non si riposiziona in maniera naturale con l’avvicinarsi del parto, esistono alcune tecniche osteopatiche per favorirne il rivolgimento.
Devono essere effettuate soltanto dagli osteopati più esperti, si tratta di manovre molto delicate che risultano efficaci in circa un terzo dei casi.
Ovviamente il ginecologo deve verificare che il mancato rivolgimento non sia dovuto alla presenza del cordone ombelicale intorno al collo del bambino.

Esistono controindicazioni al trattamento osteopatico?
L’unica controindicazione può essere rappresentata dall’osteopata, qualora non sia regolarmente formato o non abbia dimestichezza nel trattare donne in gravidanza.